Valentino e le sue muse, da Jackie Kennedy a Sophia Loren
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Valentino e le sue muse: nel corso della sua carriera, Valentino Garavani ha vestito alcune delle più grandi icone di stile di sempre, da Jackie Kennedy a Sophia Loren
Valentino Garavani è scomparso il 19 gennaio 2026, a Roma, circondato dai suo cari. Simbolo della moda italiana nel mondo, nel corso della sua carriera ha vestito alcune le donne più influenti di sempre, nella politica e nelle arti, da Jackie Kennedy a Sophia Loren, fino a Elizabeth Taylor. Ripercorriamo insieme alcuni di questi momenti che hanno contribuito a definire l’immaginario collettivo, la moda e i tempi.
Ogni artista ha la sua musa, e per quanto il progresso ci spinga verso nuovi strumenti creativi, tale binomio rimane inscalfibile. Una relazione che nel mondo della moda assume un duplice valore: la musa non è solo colei che ispira il couturier, ma è museo in movimento della sua opera. Nessuno meglio di Valentino Garavani ha conosciuto e sondato i misteri di un rapporto così profondo e proficuo, accogliendo nel suo Parnaso dive di Hollywood tanto quanto modelle, socialite e matrone newyorchesi, First Lady e primedonne del palcoscenico. Dall'amicizia con Jacqueline Kennedy alla complicità quasi paterna nata con l'attrice Anne Hathaway, la storia della maison è una galleria di ritratti delle donne che l'hanno attraversata, delle personalità che ne hanno influenzato lo stile, delle icone che hanno contribuito a crearne la leggenda.
Le muse di Hollywood: da Elizabeth Taylor a Anne Hathaway
Cinema e moda esercitano una fascinazione reciproca, per cui Hollywood crea un mito che gli atelier tramutano in icona. Per Valentino, il grande schermo è qualcuno da chiamare per nome: è Elizabeth Taylor, è Sophia Loren, Anne Hathaway o Gwyneth Paltrow. La Liz dagli occhi viola è la cliente più esigente. Il primo incontro avviene a Roma, negli 60, quando le riprese del colossal Cleopatra di Joseph L. Mankiewicz trattengono il cast nei set di Cinecittà per oltre un anno. In contemporanea, Spartacus di Stanley Kubrick debutta nella capitale, con Kirk Douglas, Jean Simmons e Laurence Olivier pronti a calcare il red carpet.
“Ho già un abito Dior per l'occasione, ma vorrei sfoggiare una sua creazione. Se l'abito sarà bello, mi starà bene e mi piacerà, allora lo indosserò” – poche parole che risuonano nella memoria di Garavani, quando racconta alla giornalista Fern Mallis il primo incontro con l'incontentabile Elizabeth. Bianchi e in stile Impero, gli abiti Valentino indossati dall'attrice per la première furono due, primi di una kermesse di look indimenticabili.
Con Sophia Loren l'amore è più immediato, spontaneo, partenopeo: la bellezza verace della diva e lo stile imperiale della maison coincidono in un sodalizio estetico sfociato in un'amicizia profonda, tutt'ora fra le più longeve del fashion system.
Dai fasti di ieri al glamour di oggi il passo è breve, e il couturier apre le porte del suo universo in total red a due pupille e “figlie adottive”, come affettuosamente chiama Gwyneth Paltrow e Anne Hathaway. Galeotto fu soprattutto Il Diavolo Veste Prada, che nel 2006 fa incontrare Anne con Garavani e Giancarlo Giammetti. Passeggera del T.M. Blue (yacht di monsieur Garavani) per crociere in famiglia, sposa eterea nel 2012, Anne che indossa Valentino è una delle poche certezze del jet set.
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Socialite e First Lady: tra Jackie Kennedy e Diana Vreeland
Mecenate che ha portato la maison romana di Piazza Mignanelli alla ribalta internazionale è Jacqueline de Ribes. Sono i primi anni 50 quando la viscontessa francese si accorge di un giovane talento nell'atelier di Jean Desses – è un Valentino ventenne ancora in apprendistato. Dotata della preveggenza intrinseca alla vera eleganza, Jacqueline coltiva l'estro di Garavani, sino a sceglierlo nel 1968 per creare l'abito da indossare al Black & White party newyorchese organizzato dallo scrittore Truman Capote: in quella circostanza, in un gioco di parole tanto lusinghiero quanto simbolico, Valentino definì Jacqueline come “l'ultima regina di Parigi”, lui che oggi è conosciuto come “l'ultimo imperatore”.
È poi “la regina di New York”, a scorgere la genialità nell'opera di Valentino. Diana Vreeland incontra Garavani nel 1964 e la reciproca passione per il rosso fa nascere un rapporto di promozione, per cui la storica direttrice di Vogue US accompagna il couturier verso la consacrazione al successo.
Definitivo è poi l'incontro, avvenuto ironicamente sempre nel 1964, con un'altra Jacqueline. Jackie Kennedy abbandona Washington per New York dopo la tragica morte del marito, e come primo evento mondano assiste alla presentazione dell'haute couture Valentino - ordina sei abiti per portare il lutto, salvo poi vestirsi di bianco (sempre Valentino) nel 1968 per sposare Aristotele Onassis. Indossandolo quasi in esclusiva, Jackie O è la creatura più suggestiva della mitologia della maison.
Di modella in modella. Nati Abascal, Naomi Campbell e Gisele Bündchen
A chiudere il cerchio delle muse Valentino, sono le prime vere indossatrici delle creazioni del couturier: le modelle. Rompendo la dinamica quasi commerciale per cui è la cliente a scegliere il designer, nel caso delle mannequin è Garavani a scegliere.
Prima fra tutte fu Nati Abascal. Sivigliana energica e travolgente, nobile per matrimonio dopo le nozze con il marchese Rafael Medina y Fernández de Córdoba, 'Nati' è ancora una Natividad venticinquenne quando Valentino la nota sulle passerelle di New York nel 1968, chiedendole senza giri di parole di divenire volto della nuova collezione da fotografare a Capri. Ancora oggi, Nati lo accompagna sottobraccio come l'amica più intima, tanto sulla riviera caprese in vacanza quanto sul tappeto rosso.
Come lei, Naomi Campbell e Gisele Bündchen camminano mano nella mano col designer alla fine dei suoi show anni 90, immagine di una maison rinnovata e sempre adatta ai tempi che corrono. In scatti sui social, tra i palazzi affrescati di Parigi, nei photo shoot pubblicitari, Garavani passa il testimone a Pierpaolo Piccioli, che abbraccia Naomi dopo ogni sfilata.

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